TORONTO: APPUNTAMENTO CON LA STORIA

TORONTO: APPUNTAMENTO CON LA STORIA

postato in: History, NBA, Stories | 0

“If I’m walking, I’m playing”

Questo è il Kobe trentasettenne di poche ore fa, dopo una delle peggiori partite della sua carriera, l’ultima in quella Detroit che gli ha regalato gioie e dolori. Ma è anche il Kobe che fu, quello disposto a tutto pur di calcare il parquet e dimostrare quello che può fare.

E stanotte ci sarà un’altra ultima partita, l’ultima contro uno dei suoi più grandi fan, DeMar DeRozan, l’ultima in terra canadese, l’ultima contro quei Raptors che gli hanno regalato uno dei momenti più alti della sua immensa carriera.ronny-turiaf

I Lakers della seconda stagiona post-Shaq (’05-’06) vantavano il Mamba, Lamarvellous e altri dieci mancati buttafuori dei peggiori night club di periferia, gestiti (perché il verbo “allenare” e Kwame Brown non possono essere usate nella stessa frase) da Phil Jackson al ritorno dopo un anno sabbatico.

Kobe gioca praticamente da solo, finirà la stagione con 35.4 punti a partita, la più alta dall’87 (indovinate di chi stiamo parlando), portando i lacustri al settimo posto e uscendo al primo turno contro i Suns di Steve Nash, dopo essere stati sopra anche 3-1, prima che Tim Thomas segnasse i canestri più importanti della sua carriera.


22 Gennaio del 2006. Si gioca allo Staples Center, un turno domenicale (con la tradizionale maglia bianca per i Lakers). Già molti hanno ricacciato questa partita in occasione della sua lettera di addio, e molti lo rifaranno tra poco più di un mese, per il decimo anniversario.

Nel primo tempo i Raptors, guidati da un giovane Chris Bosh (uno che ha vinto due anelli con LeBron, ma nonostante questo si è espresso così), si portano in avanti in doppia cifra, raggiungendo anche il +18, nonostante un Kobe da 26 punti. Si rientra in campo e la difesa continua a fare acqua, ma il Mamba non ci vuole stare. Ne mette ventinove nel terzo periodo, iniziando a dominare “without sayin’ a word”, come sostiene qui Jalen Rose, in maglia Raptors quella sera. E nell’ultimo quarto non rallenta: ne infila altri ventisei.

Negli ultimi 24′ il parziale è allucinante: KOBE – Raptors 55-41. Per darvi un’idea dell’imponenza della prestazione: il career high del giocatore più prolifico di sempre, altra leggenda dei Lakers, Kareem Abdul-Jabbar, è di 55 punti; lo stesso Steph Curry ha un career high di “soli” 54 punti.

Finisce la serata con gli ormai proverbali 81 punti, con 28/46 dal campo (7/13 da 3) e 18/20 ai liberi, mettendo in luce, ancora una volta, che il miglior scorer della lega è lui. Nessuno, infatti, a parte Wilt Chamberlain ed i suoi altrettanto proverbiali 100, aveva segnato tanto in una singola partita NBA.

 

Molto probabilmente verrà ricordato con queste immagini, dai giovani che non hanno avuto la possibilità di vivere il risveglio del lunedì 23, quando tra un tabellino e l’altro hanno pensato che ci fosse un errore e sono andati a controllare altre fonti, increduli…

La mia reazione e quella degli amici appassionati la ricordo bene. Ma potrebbe essere parziale, ed è per questo che, per darvi un’idea del peso che questa prestazione ha avuto, vi lascio i commenti di allenatori, giocatori e leggende del mondo della palla a spicchi QUI.

“I don’t think I could score that many in a video game.”

T-Mac

Anche in questo caso si deve sottolineare che la franchigia canadese ha avuto anche altri modi di subire l’ira funesta di Bryant, ma ci è sembrato obbligatorio parlare di quella che è, a tutti gli effetti, LA partita che lo ha consacrato tra i più grandi marcatori di sempre, l’unico (forse) avvicinabile a Sua Maestà.

Perchè, ritornando a Jalen Rose, in primissima fila quella sera:

“If Michael Jordan is the ORIGINAL, Kobe is the reeeemix, baby!”

Segui Bob:

Segni particolari: Rosso. Ma si vocifera che sia causa del suo temperamento combattivo. Talmente preciso che Adam Silver va a ripetizioni da lui.

Ultimi messaggi

Commenta l'articolo