THE STREAK

THE STREAK

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Ricordate l’inizio di questa stagione, quando Steph Curry ha inanellato una serie di prestazioni incredibili, con trentelli, magie e altri trentelli?

E ricordate il caos mediatico che s’è venuto a creare attorno a lui?

Certo è che questi Warriors sono una macchina inarrestabile, fantastici da vedere sia per individualità che per coralità del gioco, seppur Steve Kerr non si possa sedere in panchina a dirigerli per problemi di salute.

E proprio il suo assistente, Luke Walton, che in questo periodo sta allenando la squadra, non credo si sorprenda più di tanto nel vedere quel mingherlino segnare da qualunque posizione, in qualunque modo. Perchè lui, cose di questo tipo, le ha già viste.


Nove stagioni in squadra con Kobe sono tante, e Luke, con Odom e un appena maggiorenne Andrew Bynum, oltre  ai classici scappati di casa dei Lakers mid 2000’s, ebbero il privilegio di assistere (perché il termine “giocare” con un accentratore del genere è fuoriluogo) un Mamba all’apice del suo gioco offensivo.

Siamo nel marzo del 2007.

65 contro Portland.

In casa, una delle partite più belle della sua carriera. Nel minuto e mezzo finale del quarto quarto segna tre triple consecutive per mandarla all’OT, poi la chiude con un tiro dall’angolo, raddoppiato, in virata. Federico Buffa definì quel tiro “il più difficile della storia del Basket”. Chiude con 8/12 da tre, col 59% dal campo, sette rimbalzi e tre recuperi.

50 contro Minnesota.

Contro KG, in faccia a KG. Da ovunque. Con questa partita diventa il primo Laker dopo Elgin Baylor (’62) a segnare consecutivamente almeno 50 punti.

“We should have trapped him earlier”

dirà The Big Ticket a fine partita.. troppo tardi.

60 a Memphis.

Lo raddoppiano a partire dalla prima azione della partita, ma non ce n’è per nessuno. A fine partita, poi, questa frase di Phil Jackson:

“At one point, we got the offensive rebound and a whole new 24-second left. Lamar gave the ball right back to him and Kobe went right back at them. He just smells blood in the water and he’s going to go after you.”

50 a New Orleans.

Altro giro, altra vittoria. Quarta partita consecutiva sopra i cinquanta. SOPRA I CINQUANTA. Nel terzo quarto promette ad un ragazzo in prima fila di segnare all’azione successiva: detto-fatto, tripla dall’angolo con Devin Brown sotto la maglietta, e high five con lo spettatore.

 


Finisce la sua striscia segnandone solo 43, vincendo (ancora) proprio contro quei Warriors che ora sono allenati da colui che ha avuto il privilegio di osservare da vicinissimo sia Kobe che Curry.

Tra il 13 marzo e il 15 aprile del 2007, Kobe ha segnato più di cinquanta punti per sette volte; in tutta la stagione NBA 2014/2015 ci sono state solo otto 50+ games, e nessuna oltre i 57.

Il basket sarà pur cambiato, ma le leggende vanno sempre rispettate.

E a Memphis, di leggende ne sanno qualcosa

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Segni particolari: Rosso. Ma si vocifera che sia causa del suo temperamento combattivo. Talmente preciso che Adam Silver va a ripetizioni da lui.

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