NBA POWER RANKINGS: SOUTHWEST DIVISION

NBA POWER RANKINGS: SOUTHWEST DIVISION

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Nella Western Conference risede una division del tutto particolare. Ci sono le tre texane, Spurs, Rockets e Mavs. Ma anche i New Orleans Pelicans e i Memphis Grizzlies. Nella scorsa stagione, nonostante l’enorme competitività dell’Ovest, tutte e cinque hanno assaporato la gioia della postseason, con i Rockets giunti sino alla finale di conference contro i GSW.
I Mavericks, usciti di scena al primo turno nel derby contro Houston, sembrano la squadra meno accreditata a ripetere la qualificazione playoff, nonostante l’aggiunta di Deron Williams. Aver perso Deandre Jordan nella corsa alla free agency, col giocatore rimasto rocambolescamente ai Clippers, sembra un duro colpo da digerire, tanto più dopo aver lasciato andare Tyson Chandler. Gli Spurs vedono il ritorno di tutti i veterani, compresi Duncan e Ginobili all’ultimo, presumibilmente, giro di valzer, e hanno aggiunto pezzi da novanta come LaMarcus Aldridge e David West per rinforzare la frontline. I Grizzlies sono praticamente sempre gli stessi, con un folle Matt Barnes in più (si veda alterco con Derek Fisher di cui abbiamo parlato precedentemente). I Pelicans hanno probabilmente il futuro dominatore della NBA in Anthony Davis e un nuovo coach, Alvin Gentry, reduce dal titolo in qualità di assistente a Golden State. I Rockets possono contare sul sedicente “miglior giocatore NBA”, James Harden, ma hanno perso dopo pochi mesi Josh Smith, protagonista negli scorsi playoff al fianco di Dwight Howard.
Una cosa è probabile: da questa division verrà fuori la più seria minaccia alle chance di repeat dei Warriors, Durant e Westbrook (ad OkC) permettendo.


Spurs 15-16 nomi
San Antonio Spurs 15/16

San Antonio Spurs     Ranking 5-5

I Neroargento di Coach Popovich rappresentano la più longeva dinastia NBA ancora in attività, col trio Duncan-Ginobili-Parker ancora insieme per l’ennesima stagione. Come se non bastasse la classe che Timmy porta in dotazione, dall’alto dei suoi 5 anelli, gli Spurs hanno migliorato ulteriormente la propria frontline.
L’acquisto sul mercato dei free agent di LaMarcus Aldridge e David West darà respiro a Duncan, permettendo al già leggendario Popovich, fautore del turnover per antonomasia, di ruotare i propri uomini con ancor maggiore facilità. Boris Diaw offrirà il consueto supporto di fantasia da point forward, chili e difesa. Il duo Duncan-Aldridge appare, in ogni caso, a ruoli leggermente invertiti, simile alla combo Duncan-Robinson, all’origine della Spurs Dinasty.
Se la frontline appare di gran lunga la più completa e letale dell’intero panorama professionistico americano, il resto del quintetto, e del roster in generale, non pecca certo di profondità. L’unico appunto, semmai, alla luce del rendimento di Tony Parker nell’ultima stagione, può essere fatto al reparto guardie. In ala piccola partirà il vero continuatore della Spurs mentality, Kawhi Leonard, mvp delle finals 2014, fresco di rinnovo multimilionario, ma ancora in attesa della prima chiamata all’All Star Game. Un qualcosa, diciamo la verità, di cui fa a meno in perfetto stile San Antonio. Danny Green, con la sua solidità, partirà in quintetto come guardia, insieme al francese più importante della storia del basket transalpino. Manu Ginobili non poteva certo deludere l’amico Duncan, ed è tornato pure lui. Mills dovrebbe essere maggiormente attivo, apportando la giusta scintilla dalla panchina. Kyle Anderson, dopo aver fatto la giusta gavetta in D-League, guadagnerà maggiore spazio in questa stagione. Il vecchio Matt Bonner e il sorprendente acquisto del centrone serbo, alla sua prima assoluta in NBA, Boban Marjanovic (ex Crvena Zvezda), completano un roster che ha un solo obiettivo: vincere.


houston 15-16
Houston Rockets 15/16

Houston Rockets    Ranking 4-5

Dwight Howard, con le sue ultime dichiarazioni (ha affermato di aver giocato con un infortunio al ginocchio durante i playoff) e James Harden, con un mezzo tentativo di polemica a distanza con Steph Curry riguardo chi meritasse l’mvp della stagione 2014-15, hanno provato senza troppo successo a scuotere un ambiente un po’ depresso. I Rockets di McHale non sono riusciti a rinforzare il roster in modo adeguato. La scommessa Ty Lawson, letteralmente cacciato da Denver dopo due denunce per guida in stato alterato, sembra troppo poco per poter detronizzare Golden State e competere con le varie Cavs, Spurs, Clippers e gli stessi Thunder.
Perdere Josh Smith che aveva fatto molto bene negli scorsi playoff, non è stata una gran mossa. La speranza viene piuttosto dall’inserimento di giovani ali come Dekker (scelto al draft e finalista al torneo NCAA con Wisconsin) e i secondo anno Papanikolau e McDaniels. Saranno loro tre a dar manforte allo starter Trevor Ariza. Point guard titolare dovrebbe essere, inizialmente, Patrick Beverley, anche se il talento porterebbe poi ad optare per Ty Lawson. In ala grande il lituano Motjejunas pare il favorito, grazie alla sua capacità di floor spacing. Alto minutaggio spetterà a Corey Brewer, che addirittura rischia di trovare posto in quintetto con l’eventuale spostamento di Harden in posizione di ball handler principale. L’altro rookie Harrell, scuola Louisville, completa la frontline.
I Rockets, che fanno un uso spropositato di armi strategiche moderne (dentro e fuori dal campo) come tiro da tre e statistiche analitiche avanzate, non appaiano però all’altezza del proprio obiettivo dichiarato: l’anello.


Memphis 15-16
Memphis Grizzlies 15/16

Memphis Grizzlies     Ranking 4-5

Squadra dalle caratteristiche diametralmente opposte a quelle dei Rockets, i Grizzilies di coach Joerger sono in netta controtendenza con la moda dominante del tiro da tre. Circolazione di palla alla ricerca del tiro a più alta percentuale (e più basso rendimento, da due punti), balance in transizione e difesa forte sul perimetro, sono principi base di una pallacanestro che, ormai, praticano solo loro. Memphis è una squadra meravigliosa, ma ha un difetto: ha già offerto il meglio che poteva, e non è stato sufficiente. La sconfitta contro i GSW nelle semifinali playoff ha lasciato il segno. Eppure, con i Grizzlies clamorosamente con l’inerzia della serie dalla propria parte, dopo aver portato a casa una vittoria in trasferta nonostante un Conley in precarie condizioni fisiche, qualcosa sembrava essersi rotto in quel meccanismo perfetto che è la franchigia californiana di Oakland. Joerger era riuscito a mettere in crisi le certezze di Curry e compagni. Ma la gioia è durata poco: rimonta Golden State e 4-2 nella serie.
Memphis parte col solito quintetto devastante. Twin towers Zach Randolph-Marc Gasol. In ala piccola Jeff Green. Guardia, a seconda delle necessità, Tony Allen (miglior difensore sulla palla dell’intera lega) o Courtney Lee (giocatore sottovalutato, ma in grado di fare bene tutto su un campo da basket). Point guard, ovviamente, Mike Conley. All’uomo mascherato il compito di far girare al massimo questa superpotenza.
I veterani Matt Barnes e Vince Carter in ala piccola, lo sloveno Beno Udrih come point guard insieme all’ex Louisville “Russdiculous” Smith completano un reparto esterni di tutto rispetto. Ottimo l’acquisto sotto canestro di Brandan Wright, all’ennesimo cambio franchigia. Il secondo anno proveniente dall’università di casa, Tennesse, Jarnell Stokes, e l’ex Clippers Ryan Hollins, chiudono la composizione della frontline.
Poche chance di titolo, ma resta uno spettacolo veder giocare i Grizzlies.


Pelicans 15-16
New Orleans Pelicans 15/16

New Orleans Pelicans    Ranking 4-5

Non credo ci sia una squadra più complessa da valutare dei Pelicans. Dalla loro c’è la partecipazione, seppur senza vittorie, ai playoff della scorsa stagione. Lo sweep subito dai futuri campioni (Curry e compagni hanno eliminato praticamente tutta la Southwest) è stato un colpo che non ha però oscurato la vera impresa di New Orleans, qualificatasi al termine di una volata con i Thunder, orfani di Durant e Ibaka.
Quest’anno sarà diverso. I Thunder, si spera, saranno integri, incattiviti e iper motivati. Su chi fare la corsa? Probabilmente sui compagni di division dei Mavericks. I Pelicans, anche quest’anno, lotteranno fino alla fine per accedere alla postseason.
Certo, avere in squadra l’arma totale gioverà non poco ai ragazzi di coach Alvin Gentry. L’ex assistente di Kerr ai Warriors allenerà il fenomenale Anthony Davis, che questa estate l’ha passata a rinforzarsi ulteriomente nel fisico e nelle skills. L’aggiunta del tiro da tre al suo arsenale rende il giocatore in possesso di un range di tiro pressochè illimitato. L’atletismo da supereroe e il fisico da alieno lo elevano, con ogni probabilità, a miglior produttore di PER (l’equivalente della nostra “efficienza”) della NBA. Futuro mvp? Forse non ancora, ma la strada verso il “miglior giocatore della lega” è in netta discesa.
Ad affiancare la power forward da Kentucky in quintetto, ci sarà Omer Asik. Il turco, al netto dei perenni problemi fisici, occupa gli spazi lasciati fulmineamente liberi dal mobilissimo Davis, col suo corpaccione. Difesa e rimbalzi sono i suoi punti di forza. Ala piccola, ma più probabilmente sesto uomo, sarà Ryan Anderson. Molto dipenderà dalla consistenza del suo tiro da tre, che nella scorsa stagione è andato più out che in. Frequentemente vedremo in quintetto il francese Alexis Ajinca, che profitterà delle lacune fisiche di Asik. Kendrick Perkins, non confermato dai Cavs, completa la frontline. In ala piccola molto dipenderà dal ruolo assegnato a Tyreke Evans, che può ricoprire l’1, il 2 e il 3 indifferentemente. Eric Gordon troverà spazio come guardia, a seconda della presenza dell’eterno infortunato Jrue Holiday. Il play ex Phila, a causa del quale i 76ers hanno dovuto addirittura pagare una salatissima multa per aver omesso importanti informazioni sulle precarie condizioni del suo ginocchio, sembra essere tornato a pieno regime fisico. Dovrà, però, ritrovare ritmo. I Pelicans si sono cautelati offrendo un contratto al tre volte vincitore dello slam dunk contest, Nate The Great Robinson. A giocarsi uno spot nel roster ci saranno l’ex senese Bo McCalebb e Sean Kilpatrick. Reclamano invece spazio i veterani Pondexter e Cunningham, che si contendono il ruolo di back up small forward.


MAVS 15-16
Dallas Mavericks 15/16

 

Dallas Mavericks     Ranking 3-5

Il sacrificio economico di Nowitzki era sembrato, la scorsa stagione, la chiave per ricostruire un roster vincente. I Mavericks si sono effettivamente qualificati per i playoff, ma non sono mai stati in partita contro i Rockets, uscendo nettamente sconfitti dal derby texano. Lasciato libero l’ex centro del titolo 2011 Tyson Chandler, Cuban si è gettato a capofitto nel corteggiamento di Deandre Jordan. Insuccesso clamoroso, se si considera che Jordan, con un improvviso dietrofront, ha lasciato i Mavs con un pugno di mosche in mano. Parte dei soldi pensati per essere investiti sul contratto di Jordan, sono stati, udite udite, offerti all’ex centro dei Bucks Larry Sanders. Uscito dalla NBA con contrattone pagato e problemi di droga e depressione, Sanders sta subendo pressioni dal suo agente per riprendere l’attività di cestista professionista. Poteva essere difensivamente dominante, sulla carta, due anni fa. Pensarci adesso, sembra una tattica disperata che non appartiene alle strategie di lungo termine della franchigia. Al momento il favorito nello starting five per ricoprire il ruolo di centro è il veterano georgiano Zaza Pachulia. L’ex Hawks e Bucks appare la migliore opzione disponibile, date le difficoltà caratteriali e fisiche dell’altro veterano, l’haitiano Sam Dalembert (famoso per essersi più volte addormentato durante le riunioni tecniche dei Knicks nella scorsa stagione, per la felicità del Maestro Zen), e la scarsa utilità offensiva del centrone Bernard James. Variabile impazzita quel Javale McGee probabilmente all’ultima chance della carriera.
Ala piccola, chiaramente, Chandler Parsons. L’ex Rockets dovrà provare a giustificare il denaro speso per lui nel contratto offertogli due estati fa. Nella scorsa stagione ci è riuscito solo a tratti. A dargli respiro Charlie Villanueva.
Perso nella free agency il bombardiere Monta Ellis, a guardia partirà Wes Matthews, almeno dopo aver recuperato dal problema della rottura al tendine d’achille occorsagli sul finire della regular season (quando era uno starter per i Blazers). Play titolare, arrivato finalmente nella sua Dallas dopo la rescissione con i Nets, sarà Deron Williams. “Rilancio” è la parola chiave della carriera di Deron, chiaramente in parabola discendente. Difficile fare peggio di quanto mostrato, nonostante una busta paga di tutto rispetto, a Brooklyn.
Unica certezza del backcourt è, ora come ora, il portoricano (altro reduce del titolo del 2011) JJ Barea. L’altalenante Devin Harris e il panzuto Raymond Felton chiudono il reparto play, mentre potrebbe trovare spazio a guardia o ala piccola, il rookie da Virginia Justin Anderson, le cui caratteristiche difensive e il suo range di tiro torneranno utili nel corso della stagione.
Raggiungere i playoff sarà dura, ma non impossibile. Siamo stati severi con Dallas, ma sarebbe stato ingiusto essere clementi dopo un mercato tanto scadente.


 

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Cantastorie, guardia di porta che neanche i Ghostbusters. Barba fiera. Se non la sa una cosa lui, semplicemente non esiste.

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