NBA POWER RANKINGS: SOUTHEAST DIVISION

NBA POWER RANKINGS: SOUTHEAST DIVISION

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Andiamo di nuovo ad Est per analizzare una division che può nascondere diverse sorprese. Nella scorsa stagione solo Atlanta Hawks (fermati con un tremendo sweep in finale di conference dai Cavs) e Washington Wizards (sconfitti in postseason proprio dagli Hawks al secondo turno) sono riusciti a qualificarsi per i playoff. Delusero invece gli Hornets del proprietario Michael Jordan, gli Heat del post-Lebron falcidiati dagli infortuni (soprattutto di Wade) e dai problemi di salute di Bosh. Anonimo il campionato dei giovani Magic, che restano giovanissimi anche quest’anno, ma che hanno cambiato coach affidandosi ad un sergente di ferro come Scott Skiles.
Gli Hawks hanno perso DeMarre Carroll ma potranno contare su un Dennis Schroeder sempre più leader della nazionale tedesca, sfortunata agli ultimi europei. Wizards sempre uguali, al netto di Paul Pierce. La sorpresa potrebbe venire dagli Heat: mi sbilancio, dovessero star bene, sono da finale di conference, e sarebbe stupendo incrociare Lebron James sulla strada per le finals. Hornets con poche possibilità di redenzione dopo l’infortunio season ending alla spalla di Kidd-Gilchrist.
In ogni caso, sarà un gruppo di squadre da seguire con particolare attenzione, anche perchè la crescita dei Magic può rappresentare una “minaccia” di lungo termine ai grandi vecchi della Eastern Conference.


Atlanta Hawks 15-16
Atlanta Hawks 15/16

 

ATLANTA HAWKS     Ranking 5-5

Gli Hawks sono stati la vera rivelazione della regular season edizione 2014-15. Coach Budenholzer ha ottenuto un meritato premio di Coach of the Year, superando la concorrenza di Steve Kerr, il quale ha comunque avuto modo di “consolarsi” con l’anello.
Fu coach Popovich ad annunciare, con una telefonata, il raggiungimento di questo eccezionale traguardo al suo ex assistente ai tempi degli Spurs. E guardando giocare gli Hawks, non è difficile notare alcuni degli elementi costitutivi del team play Neroargento. Distribuzione dei tiri, ball sharing, difesa, transizione offensiva e difensiva effettuata ai massimi livelli di equilibrio ed eccellenza.
Il crollo nella finale di conference contro i Cavs, pur privi di Love e con Irving a mezzo servizio, non deve cancellare quanto di buono mostrato durante la stagione.
Certo, ci sono delle attenuanti. Gli Hawks sono arrivati senza benzina, con infortuni più o meno gravi, e la grana con la polizia di New York che ha coinvolto Sefolosha, Antic e Copeland durante l’aggressione subita da quest’ultimo in seguito ad una colluttazione all’esterno di un locale della Grande Mela. Thabo subì, oltre all’arresto, la rottura di una gamba e ha da poco intentato una causa da 50 mln$ contro la polizia di New York, una volta dimostrata la sua innocenza. Antic è tornato in Europa, al Fenerbache, e pure Copeland ha lasciato Atlanta.
Gli Hawks cominciano la stagione senza i favori del pronostico a Est, e dovranno lottare per primeggiare all’interno della loro stessa division. Wizards e Heat saranno brutti clienti con cui avere a che fare. La partenza di Carroll, che abbiamo più volte sottolineato, non sarà facile da digerire.
L’ala con i dreadlocks sarà probabilmente sostituita, in ottica miglior quintetto a disposizione, dall’attuale leader della nazionale tedesca, la guardia Dennis Schroeder. Difficile dire se Budenholzer gli affiderà un posto da starter sin da subito, ma di certo, nei finali di partita, la sua presenza sarà un must al fianco dell’altra guardia Jeff Teague, con Korver in ala a bombardare la retina da 3. Mike Scott si giocherà invece il posto in quintetto, in qualità di sostituto tecnico di Carroll, con Kent Bazemore e col rientrante Sefolosha. Doble pivote sotto canestro con Paul Millsap e Al Horford, a garantire punti, rimbalzi, assist e difesa a cadenza quotidiana.
Roster di sicuro affidamento quello degli Hawks, completato dalle guardie Shelvin Mack e Tim Hardaway Jr, dall’ala Lamar Patterson, e dai lunghi Tiago Splitter (direttamente da San Antonio), Mike Muscala e dal rookie capoverdiano Walter Tavares.
Obiettivo dichiarato, ma di complessa fattibilità, sono le finals.


heat 15-16
MIami Heat 15/16

 

MIAMI HEAT     Ranking 3-5

La Heat redemption, dopo la mancata qualificazione ai playoff nel primo anno in contumacia Lebron, inizia da una ritrovata identità di squadra e dalla leadership di Dwyane Wade. L’intervista in cui afferma “Lebron knows we are coming for him”, sa di sfida ad altissimo contenuto tecnico (e di testosterone) ad un amico sì, ma anche al più duro degli avversari. Pat Riley ha messo su un roster davvero niente male. Se Miami dovesse riuscire a tener lontana la nemesi degli infortuni, la profezia di Wade potrebbe davvero avverarsi. Una finale di conference fra Miami e Cleveland sarebbe non solo uno spot per l’intera NBA, ma anche una serie di enorme livello.
Chris Bosh torna in campo e, già dalla preseason, ha dimostrato di essere padrone tecnico dell’area. Il sostegno di Hassan Witheside sarà fondamentale. Rimbalzi, stoppate e difesa sono il pane dell’ex centro giramondo che ha trovato a Miami la sua casa. Quest’anno il suo obiettivo non sarà solo quello di…migliorare il proprio rating a NBA2K, ma di dominare il pitturato contro le avversarie della Eastern.
In ala piccola partirà ancora Luol Deng, ma il rookie Justise Winslow, fresco vincitore del torneo NCAA con Jahlil Okafor e i Blue Devils di coach K, farà di tutto per guadagnarsi minuti e fiducia anche con Spoelstra.
A guidare l’attacco, oltre al fuoriclasse Wade, lo sloveno Goran Dragic, già agli Heat dal mercato invernale e protagonista di un ottimo finale di stagione.
Piuttosto profonda anche la panchina. A dar manforte al ritorno di Bosh ci saranno l’altro veterano Amar’e Stoudemire, i grandi vecchi “Birdman” Andersen e Udonis Haslem (unico reduce del primo titolo, quello del 2006 insieme a Wade), nonchè Josh McRoberts, il quale aveva saltato per infortunio l’intera stagione scorsa.
Ben fornito anche il reparto guardie, con l’acquisto dell’esplosivo Gerald Green (anche lui dai Suns come Dragic) e la probabile conferma di Mario Chalmers, nonostante la cessione richiesta per effetto delle nuove gerarchie del backcourt.
Obiettivo? Stupire e, magari, battere The King.


Wizards 15-16
Washington Wizards 15/16

 

WASHINGTON WIZARDS      Ranking 3-5

Stiamo parlando senza alcun dubbio di un’altra franchigia difficile da valutare. I Wizards concorrono per un posto in semifinale di conference, ma non mi stupirei se uscissero al primo turno, dal momento che, allo stato attuale, ci sono almeno quattro squadre ad est superiori a loro (Cavs, Bulls, Hawks e Heat) e, probabilmente, dalle otto alle dieci squadre superiori ad Ovest. Da qui il rating di 3/5.
Mancano due elementi: gli attributi e l’esperienza di P-Square nei finali di partita (Pierce ha raggiunto, come noto, Doc Rivers ai Clippers), e una panchina consistente per dare respiro all’ottimo quintetto. Aggiungiamoci che Nenè non è più un ragazzino e che lo spot di ala grande potrebbe venirgli soffiato da Kris Humphries, e il gioco è fatto. Inoltre, riuscirà Bradley Beal ad effettuare finalmente il salto di qualità da ottimo elemento a campione affermato? Certo, il duo Beal-Wall si prospetta anche quest’anno come uno dei migliori backcourt dell’intera NBA, con Wall ormai avviato verso lo stardom NBA riservato a chi concorre per il premio individuale di mvp. Ma il resto? Gortat a parte (il centrone polacco è all’apice della sua carriera cestistica), c’è parecchio lavoro da fare.
Ala piccola: lo starter sarà, con ogni probabilità, l’occhialuto Otto Porter. Al terzo anno fra i pro, dovrebbe finalmente arrivare la sua chance. Il veterano Jared Dudley, in ogni caso, spinge per un posto da titolare con le sue arcinote quanto attempate qualità 3andD, così come una seria candidatura viene dall’ex Nets Alan Anderson. Il rookie ex Kansas, Kelly Oubre, garantisce difesa ed esplosività e col tempo potrà rivelarsi fra gli elementi costitutivi dei futuri Wizards. Per ora dovrà attendere il suo turno.
Drew Gooden metterà per l’ennesima stagione la sua esperienza al servizio della squadra, mentre Webster, Temple e Sessions completano il roster aggiungendo profondità e tiro dalla lunga distanza al reparto guardie.


MAGIC 15-16

Orlando Magic 15/16

 

ORLANDO MAGIC     Ranking 2-5

In questo caso la severità è d’obbligo. E un coach dal carattere di granito come Scott Skiles sarà d’accordo con noi. Ci sarà ancora da lavorare, dopo anni di costruzione (e di ricostruzione post-Howard) attraverso giocatori giovani e al prezzo di tante sconfitte. Con coach Vaughn si sono probabilmente persi quasi due anni. Il benservito all’ex bench guard dei Jazz di Stockton e Malone è stata la soluzione più ovvia. Se è vero che il futuro è dalla parte dei Magic, che di talento ne hanno a vagonate, è altrettanto vero che ottenere risultati scadenti per tre stagioni non rende affatto giustizia alle qualità del roster.
Partiamo dal centro, il montenergino Nikola Vucevic. L’ex 76ers è croce e delizia dei Magic. In attacco un fenomeno, in difesa incapace di contenere persino un Hakeem Olajuwon di 50 anni (e non stiamo scherzando, riguardarsi gli NBA Africa games per credere!).
La scarsissima attitudine difensiva dei Magic è tutto ciò su cui Skiles dovrà lavorare. Per il resto, quanto a capacità di offendere, c’è un arsenale a disposizione invidiabile. Oltre al già citato Vucevic, c’è la stellina di Tobias Harris in cerca di continuità e più costante luminosità. In ala piccola il gioco delle parti vorrebbe Andrew Nicholson, ma è solo questione di tempo prima che il rookie croato Mario Hezonja diventi prima uno starter, poi una star.
Duo backcourt che vede l’esplosività di Oladipo e la regia (non senza enormi carenze nel jumper) di Elfrid Payton.
Se Channing Frye è sul mercato, è perchè il reparto forward si giova di una ulteriore combinazione di talento e atletismo, grazie alla presenza di Andrew Gordon, chiaramente alla ricerca di uno spot da titolare nell’immediato futuro, per effetto delle sue capacità di stopper (può difendere fino a quattro ruoli, play escluso). Il backup di Vucevic sarà uno fra Dedmon, Jason Smith e Greg Stiemsma. La guardia francese Evan Fournier, il play al secondo anno (e già alla terza franchigia) Shabazz Napier e il veterano CJ Watson, arricchiscono un roster dal futuro radioso, ma che difficilmente raggiungerà i playoff in questa stagione. Chimica e Skiles permettendo.


Hornets 15-16

Charlotte Hornets 15/16

 

CHARLOTTE HORNETS     Ranking 2-5

Se solo il proprietario avesse una quindicina di anni in meno sulla sua carta d’identità. Michael Jordan, che di dollari ne sta guadagnando più da businessman che da miglior giocatore della storia del basket, segue costantemente la sua creatura da bordo campo e, ne siamo certi, ogni tanto vorrebbe scendere sul parquet per far vedere come si gioca ai suoi ragazzi.
Gli Hornets di coach Clifford avevano centrato i playoff due stagioni orsono, ma hanno completamente steccato la scorsa annata, peccando proprio nel fondamentale preferito dal coach (il quale si è assunto la responsabilità del fallimento), ovvero la fase difensiva. Anche perchè, se escludiamo Al Jefferson e Kemba Walker, in attacco c’è poca roba. Senza una difesa con i controfiocchi, gli Hornets non hanno nessuna speranza di riassaporare la gioia del basket di metà primavera. Problema non da poco, l’ennesimo infortunio del mastino Kidd-Gilchrist, che salterà 4-5 mesi per la lussazione alla spalla, lasciando libero il decisivo ruolo di miglior difensore della squadra a vantaggio di…nessuno.
Oltre a Big Al (sempre che stia bene) e Kemba Walker (pure lui a lungo fuori per infortunio nella passata stagione), dovrebbe partite in quintetto il veterano Marvin Williams. Mai veramente esploso nella sua carriera NBA, si giocherà il posto con Cody Zeller (il quale può dar respiro anche a Jefferson) e Frank Kaminski. “The Tank”, come è stato ribattezzato dai suoi tifosi ai tempi di Wisconsin, è sì un rookie, ma è reduce da un percorso collegiale esaltante concluso con la finale (persa) contro Duke e col premio unanime di miglior giocatore dell’anno. Non ci sarebbe da stupirsi più di tanto se dovesse trovare spazio in quintetto col passare del tempo, grazie alla sua versatilità e pericolosità offensiva. La sorpresa potrebbe venire dall’altro veterano Spencer Hawes, dopo la non felice esperienza ai Clippers.
Giunto in un pacco regalo con tanto di saluti e baci dai Blazers, il francese Nicolas Batum sarà lo starter in ala piccola. Mistero invece per quanto concerne lo spot di shooting guard. In ascesa le quotazioni del tiratore ex Rockets Troy Daniels, mentre l’eterno incompiuto Jeremy Lamb (letteralmente cacciato dai Thunder che su di lui avevano avuto per anni progetti da starter) e il play Jeremy Lin (ormai lontano dai fasti della Linsanity newyorchese, ma voglioso di riscattare leopache stagioni di Houston ed LA) cercheranno di riempire il vuoto lasciato da Kidd-Gilchrist. Nella nostra idea, un play di supporto come Lin potrebbe essere il giusto comlplemento a Kemba Walker, il quale, se è vero che ama avere la palla tra le mani più del dovuto, non è però un play puro. Altrimenti, sarà meglio ricorrere a Daniels, che ha discrete percentuali da tre e può allargare il campo. Da non sottovalutare anche l’impiego del turbolento ma talentuoso PJ Hairston, il quale, dopo le stagioni in D-League, cerca finalmente spazio anche al piano di sopra. Certo, dovesse tenersi lontano dai ben noti problemi con le droghe leggere, l’alcol e l’irascibilità, non sarebbe un cattivo giocatore
Non a caso le spaziature saranno, oltre all’approccio difensivo, il principale ago della bilancia della stagione degli Hornets.
Unico obiettivo, riscattare la fallimentare stagione scorsa. Per i playoff? Meglio riparlarne fra gennaio e febbraio prima di sentenziare l’impronosticabile.


 

 

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Cantastorie, guardia di porta che neanche i Ghostbusters. Barba fiera. Se non la sa una cosa lui, semplicemente non esiste.

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