NBA POWER RANKINGS: NORTHWEST DIVISION

NBA POWER RANKINGS: NORTHWEST DIVISION

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Concludiamo il nostro viaggio ad Ovest con una division che, quest’anno, avrà un solo padrone, anzi due: Kevin Durant e Russell Westbrook. La combo più esplosiva (ma ancora senza titolo) delle ultime stagioni NBA, reduce dal mancato raggiungimento dei playoff per effetto dei ben noti e numerosi infortuni (come quello al piede che ha costretto Durant a saltare quasi tutta la stagione). Oklahoma si presenta al via con un nuovo coach, l’ex Florida Billy Donovan, ed un roster da finale NBA.
Defilati i Jazz di Hayword, Favors e del miglior centro difensivo della NBA (Pau Gasol potrebbe però scrivere un trattato su come umiliarlo) Rudy Gobert.
I Nuggets della nostra stella Danilo Gallinari contano su un roster rinnovato ma non da playoff ad ovest. I Timberwolves sono, in prospettiva, la squadra più interessante da seguire, con Garnett a fare da chioccia ad un gruppo di giovani star costruito con scelte molto alte al draft (si vedano i numeri uno Wiggins e Towns Jr) e che, guidato dal coach ad interim Sam Mitchell, cercherà di rendere onore allo scomparso Flip Saunders, head coach, president of basketball operations e azionista della franchigia, che ha appena perso la sua battaglia con il terribile linfoma di Hodgkin.
I Blazers hanno invece raso al suolo il roster che perse contro i Grizzlies al primo turno degli scorsi playoff. Dei primi sei della rotazione (quintetto più sesto uomo) è rimasto dolo Dame Lillard. La squadra potrebbe essere interessante e competitiva se ci trovassimo ad Est, ma rischia di ritrovarsi col dover tankare per le prossime due stagioni, in modo da ricostruire attraverso il draft con due-tre prime scelte, per poter tornare a dire la sua nel complicatissimo Ovest.


Thunder 15-16
Oklahoma City Thunder 2015/16

OKLAHOMA CITY THUNDER     Ranking 5-5

Provate a trovare un roster più completo di questo in ogni reparto. Sì, ci sono i Warriors che hanno un miglior balance attacco-difesa. Gli Spurs hanno un frontcourt migliore e una chimica maggiormente consolidata. I Cavs hanno Lebron James. Ma come i Thunder non c’è nulla.
Ora, provate a trovare una squadra più motivata di questa. Dopo anni ai vertici della Western, senza mai vincere un titolo e perdendo le finals 2012 (contro gli Heat) e le finali di conference del 2014 (contro gli Spurs, ma con Ibaka a mezzo servizio), nel 2015 hanno addirittura mancato i playoff per via dei numerosi infortuni.
Come se non bastasse, c’è anche la novità in panchina ad aggiungere pepe all’insalata: coach Donovan ha sostituito Brooks dopo l’ultima fallimentare stagione. L’ex allenatore collegiale, che con i Florida Gators di Horford e Noah vinse due titoli NCAA consecutivi, avrà l’arduo, ma al contempo invidiabile compito di far coesistere gli enormi talenti del roster. Su tutti, tornerà la più formidabile combo della NBA: Russell Westbrook e Kevin Durant, singolarmente, sono inarrestabili. Insieme, possono rappresentare l’arma totale. Come distribuire i tiri senza scontentare nessuno; come coinvolgere tutti gli altri; come difendere; sono gli interrogativi a cui coach Billy D. dovrà trovare presto risposta.
L’ex Gators avrà l’imbarazzo della scelta nella costruzione dello (o degli) starting five. Avendo già avuto a che fare col doble pivote (come detto in precedenza), la frontline dovrebbe essere composta per larghi tratti sia dal turco Enes Kanter che dal congolese (di passaporto spagnolo) Serge Ibaka. I due combinano l’abilità in post di Kanter col tiro dalla media e l’atletismo di Ibaka, mentre in difesa sono entrambi pessimi nell’uno vs uno, anche se la capacità di stoppatore di Ibaka è ai massimi livelli NBA. Ala piccola, ma definirlo per ruoli classici sarebbe altamente riduttivo, Kevin Durant. Nessuno ha più fame di lui. Se la squadra trova la chimica giusta, sarà difficile batterli. Insegue l’anello manco fosse Frodo, e per la verità, lo meriterebbe. Point guard Russell Westbrook, altro giocatore all around, come dimostra la cascata di triple doppie della scorsa stagione, quando in contumacia Durant non fu semplicemente il leader della squadra, fu LA squadra. Uno one man show che ha scomodato paragoni pesanti e l’ha candidato alla corsa per l’mvp nonostante i Thunder non fossero arrivati ai playoff.
La guardia con maggior talento, e con la personalità più complessa da gestire, è Dion Waiters. Rigettato dai Cavs, accolto a braccia aperte dai Thunder nel momento di maggiore difficoltà, ha deluso con la sua discutibile selezione di tiri e il suo scarso apporto difensivo. Brooks amava far partire come guardia un giocatore con attitudini difensive e che non prendesse (quasi mai) tiri, come Andre Roberson e, in passato, Thabo Sefolosha. Difficile dire se Donovan, nel corso della stagione, si affiderà a giocatori di talento come Waiters e Morrow, a un difensore come lo stesso Roberson o il rookie Huestis, oppure (ma Westbrook non sarà molto d’accordo) affiancherà un altro play al buon Russell. Anche qui non mancano le alternative: l’usato sicuro DJ Augustin, o il talentuoso rookie dal piccolo college di Murray State, tale Cameron Payne. Per adesso scommettiamo sul rilancio di Waiters e uno stile di gioco up-tempo sugli esterni, che gli avversari avranno non poche difficoltà a contenere. Anche sotto canestro le alternative ai titolari non mancano. Dal neozelandese Steven Adams, al veterano Nick Collison (altro uomo di Durant) fino al secondo anno Mitch McGary, dei tre il più abile nella fase offensiva del gioco. Completano un roster profondo come un buco nero altre due small forward 3andD come Kyle Singler e Steve Novak.
Obiettivo? Che te lo dico a fare


Jazz 15-16
Utah Jazz 2015/16

UTAH JAZZ     Ranking 3-5

I Jazz hanno sì mancato nettamente i playoff, ma hanno concluso in crescendo la regular season. La svolta? Dopo la pausa per l’All Star Game, con la cessione di Enes Kanter ai Thunder e la promozione nello starting five del francese Rudy Gobert. Il centro di 2.16 e dall’apertura alare di un Concorde ha letteralmente preso possesso del pitturato, scoraggiando le scorribande avversarie e spazzando via qualunque cosa assomigliasse ad un pallone gettato in aria verso il cesto. Pau Gasol, che ai mondiali era stato fra le vittime del francese insieme al fratello Marc, si è preso una bella rivincita agli Europei facendogli girare la testa e regalando la rivincita ai suoi. Ma Pau al suo meglio è un avversario impossibile per chiunque. Gli altri esseri umani faticheranno non poco contro il centrone transalpino, che sarà la chiave della stagione dei Jazz, nonchè uno dei favoriti per il premio di difensore dell’anno.
In ala grande partirà chiaramente Derrick Favors, ormai nel pieno della sua maturazione tecnica, in grado di assicurare un apporto costante in termini di punti e rimbalzi. La stella della squadra si trova in ala piccola e risponde al nome di Gordon Hayward, sulle cui pallide spalle poggia gran parte dell’attacco della franchigia di Salt Lake City. Guardia titolare Alec Burks, mentre il play sarà Trey Burke, anche e soprattutto per effetto dell’assenza, per tutta la stagione, di Dante Exum. L’australiano si è rotto il crociato in nazionale quest’estate, un brutto colpo per un giocatore che, dopo un anno da rookie un po’ sotto tono, era atteso alla stagione del rilancio.
Il roster dei Jazz si giova anche di una discreta profondità. Coach Snyder potrà contare su un giusto ricambio per la frontline, con l’usato sicuro Trevor Booker a ringhiare nel pitturato e il tedesco Tibor Pleiss, rookie che ha creato parecchi grattacapi anche alla nazionale italiana quest’estate, a giganteggiare sotto canestro; di grande interesse sarà invece l’inserimento di Trey Lyles: l’ala grande da Kentucky ha la capacità di dire la sua fin da subito a livello NBA, grazie alla sua versatilità offensiva.
Il reparto esterni si completa con giocatori affidabili come Joe Ingles, altro australiano che è partito più volte in quintetto nella scorsa stagione dopo l’infortunio di Burks. C’è Rodney Hood, ex compagno di Jabari Parker a Duke, che quanto a talento in attacco non ha nulla da invidiare a chi gli sta davanti nelle rotazioni. Play di riserva sarà Raul Neto, brasiliano che ama gestire sapientemente l’attacco, molto meno aggredire il ferro o tirare. Cercherà infine spazio il fratello di Paul Millsap, Elijah, la cui crescita non può che far bene alle rotazioni di coach Snyder.
Ottavo posto ad ovest difficile, ma non impossibile.


Timberwolves 15-16
Minnesota Timberwolves 2015/16

MINNESOTA TIMBERWOLVES     Ranking 3-5

Quando Kevin Garnett decise di inseguire i suoi sogni d’anello, formando i Big Three di Boston, lasciò i suoi Tim’Wolves a un destino d’oblio.
Nessuno dei tentativi di ricostruzione della franchigia, dal 2008 a oggi, ha avuto successo. La scorsa estate, lo stesso Kevin Love decise che Minnie non era più casa sua. Dallo scambio con i Cavs, per il quale James aveva fatto probabilmente qualche pressione, arrivarono Andrew Wiggins e Anthony Bennett. Se quest’ultimo ha già rescisso il contratto dopo una sola stagione, per tornare a casa sua in Canada, sponda Toronto, Wiggins si presenta al suo secondo anno con un titolo di rookie of the year sul groppone e le qualità del campione che deve solo maturare per poter essere decisivo. Minnesota è tornata ad essere la casa di The Big Ticket a metà della scorsa stagione, dopo il lungo peregrinare ad Est fra Celtics e Nets. KG possiede anche delle quote di minoranza della franchigia, ed ha più volte manifestato il suo interesse a rilevarne una parte ancor più consistente di azioni. Il suo ritorno non è solo il canto del cigno di una delle più grandi PF della storia, ma soprattutto un progetto ben preciso di ownership della franchigia del cuore. Ciò che si prospetta per lui è, in sinstesi, un futuro alla Michael Jordan.
Nel ruolo di KG la concorrenza è ben oltre la soglia di una franchigia in ricostruzione perenne. Fra giovani e meno giovani, il talento è lì da vedere. La frontline di Minnie conta l’ultima prima scelta assoluta al draft, il dominicano da Kentucky Karl Anthony Towns Jr. L’altro rookie è il serbo, mvp dell’ultima Euroleague, Nemanja Bjelica. Ci sono ancora Nikola Pekovic, alle prese con i suoi soliti problemi fisici, e il senegalese Gorgui Dieng. C’è infine l’ex stella degli Spartans di Michigan State Adreian Payne.
Se la frontline è piuttosto affollata, il coach ad interim Sam Mitchell avrà l’imbarazzo della scelta anche sugli esterni. Da Flip Saunders, head coach prematuramente scomparso nella giornata di domenica, coach Mitchell ha ereditato talenti come il già citato Wiggins, Shabazz Muhammad, e Zach LaVine. Minnie conta altri veterani come Tayshaun Prince nel ruolo di small forward, con il contributo sia di un ottimo shooter come il croato Damjan Rudez, sia del mai davvero esploso Kevin Martin. Point guard titolare, sempre che stia bene, lo spagnolo Ricky Rubio, uno di quelli che sorride mentre ti sta umiliando (la definizione riguarda Magic Johnson, ma il buon Ricky ha lo stesso sorriso beffardo). A sostegno c’è il veterano Andre Miller, mentre da non sottovalutare la presenza di Tyus Jones, fresco campione NCAA con Duke. Depth chart invidiabile anche ad ovest, ma la sensazione è che si parta con uno starting five in grado di mixare prime scelte con veterani: KG, Towns, Wiggins, Martin, Rubio, con LaVine pronto ad esplodere e Dieng a difendere il ferro quando sarà necessario.
Obiettivo? Crescere, crescere, e ancora crescere. Per i playoff ripassare tra un paio d’anni.


Blazers 15-16
Portland Trail Blazers 2015/16

PORTLAND TRAIL BLAZERS     Ranking 2-5

Tabula rasa. Questa è la sensazione di smarrimento che provano, oggi, i supporters della franchigia di Rip City. Dei primi sei elementi della rotazione che ha conquistato i playoff nella passata stagione, il solo Damien Lillard si presenterà ai nastri di partenza in questa stagione. Via Aldridge, R. Lopez, Matthews, Batum e persino Afflalo. Coach Stotts dovrà letteralmente inventarsi un quintetto sfruttando al meglio ciò che ha a disposizione. Non che manchino buoni giocatori, ma è molto difficile riuscire a stabilire uno starting five di elementi che prevalgano in maniera sistematica nelle scelte sui concorrenti di ruolo.
Point guard titolare e uomo franchigia, nella busta paga e nei fatti, sarà Damien Lillard. Al suo fianco a guardia si candida per uno spot da starter l’intelligentissimo CJ McCollum, buona mano da tre e perfetto al microfono, con la stoffa del giornalista e presentatore sportivo visible già dalla sua giovane età. Ad insidiarlo l’ex Horntes Gerald Henderson, veterano mai davvero avvezzo a mettere punti sul box score. Il giovane ed atletico Pat Connaughton da Notre Dame è l’alternativa pescata al draft, in attesa di una crescita tecnica che possa renderlo vera e propria steal in futuro. Sugli esterni il giovane Allen Crabbe ha mostrato cose ottime in preseason, mentre Mo’ Harkless e il nigeriano ex Mavs Al Farouq Aminu sono ancora un mezzo passo avanti nelle gerarchie, specialmente quest’ultimo. Sotto canestro la folla si fa pesante: sono arrivati Ed Davis dopo una decente annata in Gialloviola, Mason Plumlee da Brooklyn e Noah Vonleh dopo l’anno da rookie agli Hornets. Sono rimasti il veterano con passaporto tedesco Kaman, e l’ottimo Meyers Leonard, sicuro di ritagliarsi uno spazio dopo le buone prestazioni agli ultimi playoff.
Lo starting five, di complessa lettura, dovrebbe contare Damien Lillard e CJ McCollum a guardia, Aminu in ala piccola, Meyers Leonard ala grande, Ed Davis centro.
Unico obiettivo: ben figurare, ma non provate a dire a Damien Lillard che si gioca per tankare.


Nuggets 15-16
Denver Nuggets 2015/16

DENVER NUGGETS     Ranking 2-5

Coach Malone, dopo l’immeritato licenziamento della scorsa stagione ad opera del proprietario dei Kings, Vivek Ranadive, non ha perso tempo ed è subito riuscito a trovare una nuova franchigia pronta ad accaparrarsi i suoi servigi. Difficilmente però, poteva andargli peggio dei Denver Nuggets. Non ce ne voglia il nostro Danilo Gallinari, unica stella di una squadra che avrà serie difficoltà a costruire un attacco degno di nota, ma la franchigia del Colorado ha un roster pensato male e costruito peggio. Sono rimasti alcuni capisaldi che avevano reso Denver una formazione fisicamente complessa da affrontare, come Kenneth Faried e Wilson Chandler. Cacciato Ty Lawson per i problemi con l’alcol, i Nuggets hanno draftato il play congolese Emmanuel Mudiay, che aveva preferito i dollari col cambio cinese agli studi universitari in Texas (rifiutando la proposta di coach Larry Brown a SMU). Di sicuro avvenire, Mudiay potrà offrire un contributo tangibile anche nel presente, candidandosi col suo minutaggio a leader di numerose stats fra i rookies. Centro titolare dovrebbe essere il bosniaco Jusuf Nurkic, sorpresa positiva della scorsa stagione. Ad insidiarlo JJ Hickson e il francese Joffrey Lauvergne. Gallinari sarà la small forward titolare, con Chandler relegato ad un ruolo importante ma in uscita dalla panchina. A giocarsi lo spot di shooting guard una serie di giocatori più o meno affermati: Randy Foye, favorito per esperienza e tasso tecnico. Gary Harris, ex Spartans, che attende il suo turno dopo le stagioni di apprendistato. Mike Miller, che non ha rinnovato con i Cavs e ha deciso di giocare almeno un’ultima stagione da pro, prima che la schiena lo metta definitivamente KO. Infine, l’ex Blazers Will Barton. Completano un roster sterminato e con più doppioni di un bambino delle elementari con le figurine Panini della Juve, il centro serbo Nikola Jokic, l’ala Darrel Arthur, il play Jameer Nelson (ma quando si ritira?), e la guardia ex Arizona Nick Johnson, nella scorsa stagione ai Rockets.
Quintetto base con Nurkic, Faried, Gallo, Foye e Mudiay. Sinceramente? Poca roba, ma tifiamo per il Gallo e speriamo vivamente di sbagliarci. Il problema principale è che siamo ad Ovest, e c’è poco da scherzare.


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Cantastorie, guardia di porta che neanche i Ghostbusters. Barba fiera. Se non la sa una cosa lui, semplicemente non esiste.

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