NBA POWER RANKINGS: CENTRAL DIVISION

NBA POWER RANKINGS: CENTRAL DIVISION

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Torniamo nella Conference dell’ Est nel corso del nostro viaggio attraverso le division NBA, occupandoci di un gruppo di squadre fra le più promettenti in ottica finals. Ci sono i Cavs di Lebron, reduci dalla sconfitta nella finalissima 2015 contro Steph e compagni. Ci sono i Bulls del fresco dominatore di Eurbasket Pau Gasol. I Bucks di coach Kidd con un quintetto base giovane, ma che non ha nulla da invidiare ai rivali di conference. Cercheranno di ritrovare i playoff, invece, i Pacers del redivivo Paul George, e i Pistons di Coach Stan Van Gundy.
Vista la forma attuale di Paul George, fermo per quasi tutta la scorsa stagione dopo la rottura della gamba con Team USA, sembrano discrete le chance dei Pacers in ottica postseason. Meno quelle dei Pistons, che hanno perso Monroe (andato ai Bucks) e che dovranno aspettare il ritorno di Brandon Jennings dopo il season ending injury del 2015.
Cavs che restano i favoriti ad Est, mentre l’interrogativo più grande per i Bulls riguarda il solito Derrick Rose, oltre che il nuovo staff tecnico.
Buone le speranze dei Bucks, che dopo aver centrato i playoff con coach Kidd nel 2015, sembrano ulteriormente cresciuti nella testa e negli uomini.


Cavs 15-16
Cleveland Cavaliers 15-16

Cleveland Cavaliers     Ranking 5-5

Lebron James ha ottenuto la vittoria dei playoff ad Est, col conseguente passaggio alla finale NBA, nelle ultime cinque stagioni consecutive. Quattro volte (due titoli) con gli Heat e, nel 2015, con i Cavs (seconda in totale con la franchigia dell’Ohio, a fronte di nessun titolo), sconfitti dai Golden State Warriors. Inutile dire che i suoi restano i favoriti per raggiungere le finals anche nel 2016.
La stagione dei Cavs non si apre, però, sotto i più favorevoli auspici. L’infortunio, grave, occorso alla star Kyrie Irving sul finire di gara 1 delle finals, e un Kevin Love ancora in convalescenza per il problema alla spalla, rappresentano due questioni di non poco conto. Ma nel lungo periodo è un’altra la situazione che potrebbe far venir meno alcune delle certezze maturate dagli uomini di coach Blatt. La grana contrattuale che il proprietario Dan Gilbert sta affrontando in questo momento ha un nome e un cognome ben precisi: Tristan Thompson. Il lungo canadese, pretoriano e amico di LBJ, non ha ancora rinnovato il legame con i Cavs, che hanno il fiato sul collo dell’unica franchigia canadese della lega, i Toronto Raptors, titolari di un’offerta al massimo salariale per il giocatore. L’agente spinge per un suo passaggio ai Raptors, ma Thompson vorrebbe restare in Ohio. Lebron ha detto, velatamente e non, la sua: “spero che le parti giungano ad un accordo quanto prima, è nell’interesse di tutti evitare ulteriori distrazioni”, ha affermato The Chosen One, pubblicando una foto di lui e Thompson su Instagram.
Al momento, non ci sono ulteriori sviluppi, ma è probabile che la controversia si protrarrà almeno fino all’inizio della regular season, col giocatore ormai destinato a scegliere fra denaro e chance di titolo, nonchè amicizia.
Al netto dell’assenza di Thompson e considerando in via di guarigione, per fine anno, Irving e Love, lo starting five dei Cavs fa comunque paura a tutti. Mozgov sarà il centro titolare, Love la PF, Lebron in ala piccola (ma assegnargli un ruolo è profondamente riduttivo), JR Smith a gaurdia, visto l’infortunio di Iman Shumpert (che pure rientrerà a inizio 2016), Irving play. A completare il roster, l’eventuale reintegro dell’altro infortunato Anderson Varejao (non ancora tagliato solo perchè uomo di James), Sasha Kaun (centro allenato da Blatt ai tempi della nazionale russa), Joe Harris, i veterani Richard Jefferson e James Jones, il play australiano Matthew Dellavedova, l’eroe di gara due e tre delle finals, e Mo Williams (ennesimo scudiero di Lebron nella sua vecchia esperienza ai Cavs).
Insomma, i problemi da affrontare non sono pochi e risultano piuttosto rilevanti. Ma l’obiettivo resta uno solo: l’anello.


Bulls 15-16 nomi
Chicago Bulls 15-16

Chicago Bulls     Ranking 4-5

Dopo la felice esperienza da capoallenatore con i Cyclones di Iowa State, era solo questione di tempo prima che coach Fred Hoiberg, una vita da sharspshooter nella NBA, trovasse la prima panchina al piano di sopra. Una volta dato il benservito senza troppe carinerie a Tom Thibodeau, la franchigia dell’Illinois ha deciso di affidarsi all’ex guardia dei Bulls di inizio millennio. “Il Sindaco”, come è soprannominato Hoiberg, ha messo definitvamente apposto i suoi problemi di salute (ennesimo intervento questa estate per correggere una malformazione cardiaca, che l’aveva costretto al ritiro dall’attività agonistica anzitempo), ed ha accettato l’incarico, il suo primo da allenatore NBA. Molto diverso dal suo predecessore, che curava particolarmente la fase difensiva, non esitando a panchinare cestisti più talentuosi ma meno efficaci nella metà campo difensiva, Hoiberg si segnala per un gioco che premia la mobilità della palla e degli attaccanti, con spaziature simili a quelle portate all’apice dal sistema di coach Kerr a Golden State.
La vera incognita dei Bulls, anche alla luce delle ultime dichiarazioni di Jimmy Butler, sempre più leader emotivo della squadra, riguardano le condizioni fisiche, mentali e il conseguente approccio al gioco nella sua complessità, di Derrick Rose. Il play di casa non può essere quello che si guadagnò i gradi di MVP prima che due terribili infortuni ne minassero la carriera. Ma nemmeno deve risultare un problema, come oggi sembra.
L’obiettivo della dirigenza è la finale NBA. E non potrebbe essere altrimenti. Si parte con la certezza Pau Gasol, unico lungo col posto assicurato. In forma clamorosa dopo la vittoria dell’Europeo con la Spagna, il catalano ha ancora molto da dire nella sua carriera NBA, nonostante i 35 anni: un altro titolo ne sarebbe il coronamento ideale.
Nell’ottica di Hoiberg, bisogna affiancare un altro lungo con capacità di spaziare il campo. Nella scorsa stagione, il montenegrino naturalizzato spagnolo Nikola Mirotic, aveva a più riprese mostrato di che pasta è fatto. Coach Thibodeau insisteva però sul deludente francese Noah, lontano parente di quello che aveva ottenuto il DPoY nella stagione 2013-14. Solo i problemi fisici avevano limitato l’utilizzo di Taj Gibson. La sensazione è che, quest’anno, lo starter possa essere proprio il compagno di nazionale di Pau Gasol. In ala piccola è una dura lotta fra Tony Snell e Doug McDermott. L’ex prodotto di Creighton, la cui scorsa stagione da rookie è stata minata dagli infortuni e da un rapporto mai decollato con l’allenatore, è il tiratore giusto per allargare ulteriormente il campo, in modo da favorire Gasol in post e le scorribande di Butler e Rose. Butler ha l’occasione di consolidare il suo ruolo da star della squadra, mentre D-Rose sarà l’ago della bilancia della stagione. Dovesse fallire di nuovo, il credito della dirigenza e della città nei suoi confronti verrebbe defintivamente meno. In alternativa, sono pronti i veterani Aaron Brooks e Kirk Hinrich.


bucks 15-16 nomi
Milwakee Bucks 15-16

Milwaukee Bucks     Ranking 3-5

Estate, prestagione 2014-15. Coach Kidd ha appena lasciato i Brooklyn Nets senza dare troppe spiegazioni. Dietro questa decisione, c’è un visionario che ha saputo valutare il rendimento di lungo termine delle sue pretendenti. da una parte i Nets, vecchi e senza stimoli, nonostante una buona stagione conclusa con la qualificazione ai playoff. Dall’altra i Bucks, reduci da un’annata conclusa col peggior record della lega, il cui premio di consolazione era stato scegliere Jabari Parker con la numero due al draft. Kidd si è quindi legato alla franchigia del Wisconsin, intravedendo il potenziale di lungo periodo attraverso il quale gettare le basi per il suo gioco. Primo anno, e subito qualificazione ai playoff, nonostante l’infortunio season ending (assurdo il numero di infortuni della scorsa stagione NBA) del rookie Jabari Parker. La sconfitta contro i Bulls ai playoff non è stata così netta come il 2-4 potrebbe lasciar intendere. I Bucks hanno dimostrato a più riprese di poter tenere testa ad una delle favorite per il titolo.
In questa stagione Milwaukee parte con grandi speranze. Innanzitutto, il ritorno di Jabari Parker. In secondo luogo, l’acquisto sul mercato dei free agent del lungo Greg Monroe, il tassello mancante dopo la rinuncia a Larry Sanders, centro difensivo con problemi psichici e di droga, che ha tagliato i ponti con la franchigia non dopo essersi portato a casa i 44 milioni$ del contratto firmato l’anno precedente.
Alla terza stagione con i Bucks, The “Greek Freak” Giannis Antetokounmpo continua nel suo percorso verso lo stardom della NBA. A completare il quintetto, sinceramente di altissimo livello su entrambi i lati del campo, un Khris Middleton fresco di prolungamento del contratto, e il play Michael Carter-Williams, scaricato dai derelitti 76ers ma che ha trovato in Wisconsin la sua seconda casa. Per averlo, i Bucks hanno rinunciato a Brandon Knight, ceduto a febbraio ai Suns.
John Henson, altro elemento a cui è stato prolungato il contratto con un quadriennale da 44 mln$ (lo stesso che era stato pagato a Sanders), sarà il lungo dal contributo sicuro di cui la squadra ha bisogno. OJ Mayo, Bayless e il play venezuelano Grevis Vazquez completano un reparto guardie di tutto rispetto. O’Bryant, Copeland e Damien Inglis cercheranno invece spazio nella frontline
Qualificazione ai playoff è un imperativo che i giovani Bucks dovranno rispettare. Passare almeno il primi turno, sarebbe un importante passo in più rispetto alla scorsa stagione.


pacers 15-16 nomi
Indiana Pacers 15-16

Indiana Pacers     Ranking 3-5

Altra squadra con velleità di playoff, i Pacers hanno cambiato molto rispetto alla precdente, fallimentare stagione. Il ritorno di Paul George e l’acquisto della guardia ex Bucks e Mavs, Monta Ellis, sono le note più liete insieme alla scelta al draft, il lungo da Texas Myles Turner. L’ex Longhorns, dopo una stagione collegiale in cui ha lasciato intravedere sprazzi di talento alternati a momenti di totale pausa tecnica e mentale, ha invece ben impressionato in prestagione e soprattutto durante la Summer League. In grado di correre come un’ala piccola, stoppare come un centro, con l’atletismo e il tiro da fuori di una guardia, Turner è un prospetto su cui non tutti avrebbero scommesso, e non per questioni tecniche o fisiche, visto tutto ciò che è in grado di fare in campo. Bisognerà vedere se l’adattamento ad un contesto professionistico gli farà bene. Coach Vogel sembra sicuro degli esiti positivi di questo discorso, ma i Pacers, per volere di Larry Bird, si sono cautelati con una duplice strategia. Persi questa estate Hibbert (approdato ad LA) e David West (che ha firmato al minimo per gli Spurs, preferendo le chance di titolo ai soldi dei Pacers), Indiana ha acquisito l’ex Lakers Jordan Hill e ha promosso in quintetto l’altro Hill, Solomon, proponendo il ruolo di PF a Paul George. Non convintissimo a riguardo, George si è detto comunque pronto a questa nuova, seppur non entusiasmante, sfida. “Gli Hill” del quintetto non finiscono qui: point guard titolare sarà infatti George Hill, mentre a guardia partirà, con licenza di attaccare a ripetizione, Monta Ellis.
La panchina vede la partenza dell’ottimo Luis Scola in direzione Raptors, ma potrà contare appunto sull’innesto di Myles Turner e sull’eventuale promozione a lungo titolare (dovesse fallire l’esperimento PG da 4) del francese Ian Mahinmi. Reparto guardie completato dal rookie Joe Young (un clone stilisticamente di Ellis), dal figlio d’arte Glenn Robinson e da Rodney Stuckey. Interessante l’acquisto del mai davvero esploso Chase Budinger, ala piccola con atletismo, tiro e capacità difensive, purtroppo storicamente fragile. Lavoy Allen, CJ Miles e l’altro rookie Rakeem Christmas (ex Syracuse) completano un roster che ha tutte le carte in regola per contendere a squadre come Celtics e Hornets un posto ai playoff.


pistons 15-16 nomi
Detroit Pistons 15-16

Detroit Pistons     Ranking 2-5

“Detrooooooit…Basketabaaaaaall!!!”
Il progetto Pistons portato avanti da Stan Van Gundy non è stato, fin qui, vincente, c’è poco da fare. Sono lontanissimi i tempi dei Bad Boys, altrettanto lontani quelli del titolo di 12 stagioni orsono, quando Ben, ‘Sheed, Rip, Prince e Billups diedero il via alla spettacolare cavalcata guidata da Coach Larry Brown fino alle finals 2004, stravinte contro i Lakers degli Hall of Famers.
La prima incarnazione dei Pistons targati Stan vedeva ben tre lunghi in campo: Greg Monroe, Drummond e Josh Smith. Praticamente un tipo di gioco che poteva andar bene negli anni settanta. Di quella frontline è rimasto solo Andre Drummond. Nel mezzo, tante sconfitte. Eppure, dopo la cessione di Smith ai Rockets nella scorsa stagione, i Pistons avevano cominciato una clamorosa rincorsa dagli ultimi posti della Eastern fino alla soglia dell’ottavo posto. Il season endind injury a Brandon Jennings, che la settimana precedente aveva collezionato uno strepitoso 20+20, mise la parola fine a quella rimonta. A nulla servì l’acquisto di Reggie Jackson dai Thunder. Difficile chiedere ad una combo guard di gestire un attacco del genere.
Il roster di quest’anno sembra costruito apposta per rispondere alle esigenze della scorsa stagione.
Si parte appunto con Andre Drummond centro, con di fianco un 4 capace di spaziare il campo: si contenderanno il posto il turco ex Bucks Ersan Ilyasova e l’ex Suns Marcus Morris, la cui partenza dall’Arizona aveva gettato nello sconforto il più quotato gemello Markieff. In ala piccola dovrebbe partire, almeno inizialmente, il veterano Danny Granger, ma il portentoso rookie Stanley Johnson, ex Wildcats di Arizona, non dovrebbe faticare a conquistarsi un minutaggio al di sopra dei 25 minuti. Johnson ricorda sinistramente il primo Ron Artest per caratteristiche fisiche e tecniche. Al ritorno dagli infortuni, le due guardie saranno Reggie Jackson e Brandon Jennings. In un primo momento vedremo però Kentavious Caldwell-Pope, almeno finchè il tiro da tre punti lo sosterrà, e Jodie Meeks. A completare il roster, le guardie Spencer Dinwiddie e il veterano Steve Blake, e sotto canestro l’esperienza dell’australiano ex Spurs Aron Baynes e di Joel Anthony.
Obiettivo playoff complicato ma non impossibile nel deserto dell’Est. Se Van Gundy dovesse, finalmente, trovare la chimica giusta, e la squadra dovesse riuscire a mantenere una buona stabilità fisica, potrebbero dare fastidio fino ad aprile.


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Cantastorie, guardia di porta che neanche i Ghostbusters. Barba fiera. Se non la sa una cosa lui, semplicemente non esiste.

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