KOBE E LA SFIDA PER IL DOMINIO DI L.A.

KOBE E LA SFIDA PER IL DOMINIO DI L.A.

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La rivalità di Los Angeles è stata quasi sempre a senso unico. Eppure, cosi come oggi, c’è stato un periodo in cui la Los Angeles sponda Clippers aveva un record migliore rispetto a quella giallo-viola.

7 gennaio 2006, lo ricordo bene. Era il mio compleanno e soltanto 15 giorni dopo il Mamba scrisse la storia contro Toronto, ma quella è un’altra storia.

 

Erano i Lakers di Smush Parker, Chris Mihm, Kwame Brown, Brian Cook e di un ancora non incisivo Lamar Odom. L’allora numero Otto, inizia a marce basse, anzi bassissime, 1/12 dal campo e i Clippers prendono il largo.

Poi nel secondo tempo la svolta, e la partita diviene il più proverbiale dei One-Man Show targato Kobe.

Prima un paio di fade away dal post, poi sei, e dico, sei triple di fila che portano i Lakers a recuperare lo svantaggio e addirittura a imporre una doppia cifra di vantaggio alla partita.

Riguardando oggi quelle triple ho avuto la sinistra impressione che forse abbiamo memoria corta quando definiamo le triple dell’alieno col 30 dei Warriors, “cose mai viste”.

 

Ma incredibilmente i Lakers si fanno rimontare negli ultimi due minuti dieci punti di vantaggio, e addirittura con 25 secondi sul cronometro, un canestro di Elton Brand riporta avanti di una lunghezza i Clips.

Kobe, come spesso nella sua carriera, non si scompone e ci ricorda a tutti perché da molti sia definito come il giocatore più Clutch della storia. Prende palla, parte verso il centro già raddoppiato, finta di andare a destra, svolta a sinistra con quattro uomini addosso e quindici falli subiti. Un po’ come un illusionista fa scomparire la palla, tutti provano a fermarlo ma improvvisamente la palla riappare e viene rilasciata, completamente fuori equilibrio, con un tocco morbido che bacia la tabella prima di infilarsi nel canestro.

 

 

Game, set and match. 50 per il Black Mamba di cui 40 nel solo secondo tempo, il tutto condito con 8 assist e 8 rimbalzi. I Lakers riprendono momentaneamente il dominio della città, e Kobe continua il suo periodo magico che lo porterà a scrivere la storia della NBA.

Ecco, per darvi una misura del periodo magico di Kobe, la serie di partite tra i 62 punti in tre quarti contro Dallas fino agli 81 punti contro Toronto:

 

20 Dicembre – Dallas 62

23 Dicembre – Orlando 21

25 Dicembre – Miami 37

26 Dicembre – Washington 31

28 Dicembre – Memphis 45

– Due partite di squalifica

6 Gennaio – Philadelphia 48

7 Gennaio – Los Angeles Clippers 50

9 Gennaio – Indiana 45

11 Gennaio – Portland 41

12 Gennaio – Cleveland 27

14 Gennaio – Golden State 38

16 Gennaio – Miami 37

19 Gennaio – Sacramento 51

20 Gennaio – Phoenix 37

22 Gennaio- Toronto 81

 

Non ci stupiamo un po’ troppo oggigiorno di fronte a prestazioni che, riguardando questi numeri, sono quasi “normali”?

 

Un ultimo episodio, un flash. Aprile 2013, un trentacinquenne Kobe ruba palla, si invola in contropiede e spicca il volo schiacciando senza pietà sulla testa del povero Chris Paul.

A fine partita un tweet “storico” di Chris Paul:

 

“Sittin here watching the game from 2nite on my ipad n lil Chris says “Daddy, lemme see when Kobe dunked on you” #ForgetYouChris #HeGotMe lol”.

 

Il piccolo Chris Jr, di soli 3 anni, chiede al padre di mostrargli quando Kobe gli ha schiacciato in testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cura mente e corpo manco fosse Siddartha, dottorato, emigrato in Svizzera. Fan di Kobe prima dei Lakers poi.

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