“HO VISTO COSE CHE VOI UMANI”

“HO VISTO COSE CHE VOI UMANI”

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Tuona così il celebre monologo di Roy nell’immaginario collettivo, nella scena finale che rese epico il film cyber-punk ispirato alla novella di K Dick.

Lì c’era il bellissimo e convincente Hauer questa volta ci sono io ma chi mi conosce lo sa: se lo dico è vero, questa volta quindi, non mento.

Oggi in data 15, c’erano tutti i presupporti per perdere, ma mai nessuno a partire dal coach fino alla trinità composta dai rookies, ha mai dubitato del gruppo.

La partita era ostile più della consapevolezza di sapere che Angelino Alfano è il nostro Ministro dell’ Interno. Poi arrivati al campo abbiamo capito che il contorno non lasciava presagire niente di buono:

  • luci soffuse: il canestro era un sogno a 3 metri e 05;
  • Mascotte: c’era un toro coi pattini lo giuro;
  • Musica: a Palla, Emolo era a suo agio in panchina ma confuso chiedeva se fosse la fila per la cassa;
  • Tifoseria inferocita: non è comodo giocare con i tifosi in campo, perché lo erano, erano lì ad annusare le nostre incertezze, i nostri umori.

Insomma ci sta: i nostri livelli di attenzione erano sintonizzati sulla frequenza “cacamient e cazz pe 40 minuti” dirige Marcianise.

Il primo quarto vede una partenza soft degli avversari quasi intimiditi. La scelta di coach P di metterci a zona e di restare proattivi sulle rimesse per fast-break sono state due mosse che hanno premiato, a meno dei nostri soliti appannamenti. andiamo avanti e ci rimaniamo, con alti bassi che vede un + 12 e – 6. Il secondo quarto, la compagine avversaria capisce che non ce n’è: giochiamo duro o qui tirando a salve ci va male. Eh sì perché le polveri erano decisamente bagnate.

Da qui in poi nessuno ci ha detto che quel campo fosse stato adibito anche a Moulin Rouge e che noi fossimo le puttane di turno:

  • 3 tecnici presi: inesistenti 2, 1 per reazione. Tecnici chiamati per gli avversari: 0;
  • passi chiamati per un numero di 6 volte, inesistenti. In 5, c’era fallo. Passi chiamati a loro: 1;
  •  Chiarissime situazioni di fallo: 5, mai chiamate.

Ma non siamo pronti al grottesco, soprattutto io, che una volta in campo nel secondo tempo ad un minuto dalla mia apparizione compio fallo su tiro da tre, quando gli sfioro le dita. Cazziata del coach e ci sta, ma poi accade l’impensabile:

“Numero 6 fuori, QUINTO FALLO” – “Non ho capito” – “ne hai fatti 5”

Sono il primo caso di giocatore che esce per 5 falli quando non li ha commessi. Tra me e coach P c’era la stessa incertezza di Cassano sui congiuntivi, non riuscivamo a sciogliere questo nodo gordiano. Ero fuori.

In 20 anni di umile carriera, e di 30enne che non ha più tempo per le cazzate, è stato il momento più basso a cui ho partecipato. E non il primo e non l’ultimo:

  • non dimenticherò mai tutte le partite con Manganello ed i suoi colpi proibiti come se fosse Oktagon, ma è un’altra storia.

Immaginate di trovarvi di fronte Belen, state per appuntarlo e come in un incubo scoprite che non ha buchi. Ecco come ero,

disincantato

Il teatro quindi era un Horror Show senza fine. Ma teniamo botta, tra le provocazioni “fai il cesso e stai zitto” degli avversari e le mazzate inevitabili al quale poi rispondiamo. Alla domanda perché non chiamate tecnici agli altri mi si risponde “state rispondendo anche voi alle mazzate”. Il fischio di ripresa del gioco copre le mie parole: se non arbitri e tieni il pugno, la partita sfugge.

Caro lettore, noi abbiamo vinto. Abbiamo vinto di un punto, rischiando di perderla. Abbiamo vinto perché l’organico è superiore, loro bravi ma troppo mazzate e provocazioni, che alla fine non premiano.

Lo stesso giocatore che mi ha detto “fai il cesso, stai zitto, pensa a giocare” a muso duro, ha sbagliato l’ultimo tiro libero cercando una giocata jordanesca per andare sul + 1. Lo dico per farvi godere.Le note positive sono la partecipazione del loro pubblico, la mascotte, il gruppo molto coeso e la giovane età dei loro interpreti e la bandiera francese per il minuto di silenzio.

Quello a cui ho partecipato è la fotografia del movimento cestistico Campano da qui a 6 anni. Campi fatiscenti, arbitri non all’altezza, inutile machismo e cattiveria non agonistica. E non è bastato “falsare” una partita in tutti modi perché vi ricordo la più grande forza e bellezza di questo sport:

Il basket è meritocratico. La squadra migliore vince. Non ci sarà nessuno 1-0 all’ultimo secondo fortuito che cambierà il risultato dalla prestazione.

 

Quindi state sereni.

Giocate, per l’amore di questo sport.

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Ingegnere, cinefilo e cinofilo, Drazen è per sempre.

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