DODICI ANNI DI LEBRON

DODICI ANNI DI LEBRON

postato in: Analisi, NBA, Stories | 0

Il 29/10/03 Lebron James, aka “the chosen one” debuttò nella massima lega di basket americano. La sua prima partita ha fatto registrare queste cifre: 25punti, 9 assist, 6 rimbalzi, 4 recuperi. Contro i Sacramento Kings, di Divac – Christie – BIbby – Turkoglu – Stojakovic – Webber (squadra epica, che meriterebbe un articolo a parte), in casa loro.

Clicca qui per il recap più completo della giornata

Questa è l’unica statistica di Lebron che metterò in questo articolo. Si, perchè non voglio parlarvi di numeri ma di sensazioni. Essendo quasi suo coetaneo (LBJ è 84, io un anno meno) ho avuto la fortuna di seguire l’evoluzione della sua carriera sin dal principio, sin da quando si parlava di un “fenomeno della high school” e non del “King of the NBA”.

In verità ho avuto anche la fortuna di vedere gli inizi di Kobe, il quale a 18anni era più famoso per la schiacciata in mezzo alle gambe del dunk contest -di cui avevo un poster epico in camera- e per essere la giusta spalla di Shaq ai Los Angeles Lakers. Inutile aggiungere che di li a poco si è rivelato ben più di una spalla…

Ho vissuto anche l’era di MJ, ma nella sua parte più alta. Avrò probabilmente visto il re-peat del three-peat registrando in VHS la partita trasmessa su TMC, commentata da Tranquillo&Buffa e vista in 4:3 su di un Telefunken  “draftato” da mia mamma prima ancora che i Bulls draftassero MJ.

Ma torniamo a Lebron. Le sue gesta iniziano a creare scalpore sin dalla high school, dove la sua squadra era talmente seguita -ovviamente grazie a lui- che hanno dovuta trasferirla in un palazzetto da 5,000 posti data l’affluenza non prevista per la St. Vincent–St. Mary High School. La sua fama esce velocemente dal piccolo liceo, da Akron ed anche dai confini nazionali. Il suo nome e la sua foto riempe le copertine di illustri giornali, tra i vari anche Sport Illustrated. Uno di questi trafiletti finisce anche sulla mia scrivania, ed inizio a seguirlo, chiaramente affascinato da un mio coetaneo 16enne che finisce su giornali mentre io riuscivo a compiere le prime schiacciate…

lbj debut
lbj debut

Il nome diventa “pesante” e iniziano le prime difficoltà legate alla fama e all’essere il prescelto. Lebron viene squalificato per una violazione delle regole (non si possono ricevere soldi o merci da non professionista) avendo accettato dei vestiti in cambio di uno shooting fotografico. Costreto a saltare 2 partite, nelle quali arriva l’unica sconfitta stagionale della squadra, Lebron torna e ne mette 52, record in carriera alla high.

La pressione che questo uomo sbarbatello ha dovuto sopportare sin dagli esordi è stata fuori ogni tipo di paragone e logica. Nessuno mai si è trovato a fronteggiare così tanti media o così tanti occhi puntati su di lui a 18anni (ben prima aggiungerei). Ricordo come se fosse ieri il riscaldamento della partita di debutto di LBJ: circondato di telecamere, come nemmeno Obama o Papa Francesco… Intervistato in continuazione, ha dato l’impressione di sembrare spaesato ma al contempo consapevole di avere da sempre e per sempre gli occhi del mondo puntati addosso. Lui ha comunque tirato fuori dal cilindro quella prestazione.

Lebron debut
Lebron debut /

Qualcuno dice/ha detto/continuerà a dire che LBJ è un “cacasotto” oppure un “perdente”, forse non ricorda quello che psicologicamente lui ha sopportato sin dalla high school. In \12 anni ha disputato 6 finali, di cui 5 consecutive. I perdenti diciamo che sono altri…

Non gli perdonerò mai la pagliacciata della scelta in diretta TV, la cosiddetta “the decisions”. Quella è stata una scenata hollywoodiana, sbagliata in modi e tempi.

Tornando a parlare di basket, considerando il tema “caldo” ed i nomi citati in avvio di articolo, ci tengo a precisare che il mio non è ne un elogio a Lebron o un confronto con gli altri. Apprezzo l’evoluzione del giocatore nel campione che è adesso. Le letture del gioco che riesce a fare durante una partita sono misteriose al razionale comprendonio. Ben diverse le scelte ed il modo di giocare che aveva agli esordi di Cleveland, molto più egoistico e accentratore, poco coinvolgente nei confronti dei compagni di squadra.

Tutti da lui si sono aspettati tanto tutto e subito. Dimenticando che ci fossero avversari egualmente fenomenali e altri dieceimila  aspetti da considerare su un campo da gioco. Per questo non ho fatto confronti o sciorinato cifre (il motivo dell mancanza di stats), ma il mio intento era solo uno, che magari sia anche di consiglio:

Just

appreciate

the greatness.

Segui Massimo Mele:

Ingegnere

Ingegnere, emigrato, fondatore, giocatore. Ha imparato prima a stoppare che ad usare i congiuntivi a scuola.

Ultimi messaggi

Commenta l'articolo