DEI DEL BASKET

DEI DEL BASKET

postato in: Napoli, SemiPro | 1

L’attesa delle convocazioni ora è ingannata dal lavoro e le pause caffè servono a controllo whatsapp.

Non avrei mai potuto immaginare cosa mi aspettava, fantasie da giocatore e da youtube che siano, alla prima sul campo.

“we che c’è, non so come ti vedo” interroga X a lavoro Lunedì mattina – “Ma sì ci sono, mi serve solo un coffee” sorrido.

Ma stavo chiedendomi che apparizione in campo avrei fatto quella sera, se alla Sara Tommasi con Dipré o meno.

Tutto ciò che accade dalla conferma di convocazione al riscaldamento è solo una parentesi inutile della giornata. Convocazioni il Venerdì, gioco Lunedì, fai tu i conti.

Una volta in campo La partita è intensa, troviamo un distacco consistente poi dilapidato da errori ed un avversario mai domo. Mi alterno con guardie e play, una abbondanza di esterni con una spiccata dose di playmaking è un vantaggio in campo, se non fosse per le pessime difese di cui ci rendiamo partecipi.

Non riusciamo più a prendere lo stesso distacco che avevamo raggiunto, ed una volta lapidato rischi di fare il gioco avversario e così è stato. Potrei dirvi che ci sono state 5 partite nella partita, ma mentirei ne sono state molte di più. Il carico di tensione aumentava ad ogni minuto, alternando così gioia e tristezza insieme al Capitano in panca per 5 falli, Martino, uno dei 3/5 del quintetto base relegato alla panchina dall’arbitro, quest’ultimo con evidente eccesso di protagonismo.

Ad un minuto dalla fine i troppi errori ai tiri liberi iniziano ad essere un evidente problema e fonte di preoccupazione.

Andiamo sotto e li raggiungiamo in parità a 17 secondi dalla fine della partita, abbiamo la palla della vittoria tra le mani sapienti di uno dei due Top Scorer della squadra…ma è Overtime.

Reagiamo male in campo all’OT, andiamo sotto e quasi si perde la speranza, come io perdo la testa facendo palla rubata in difesa, palla buttata in attacco su azione personale 1vs5 e poi quinto fallo.

Bene, non benissimo direi, tornato in me mi chiedo se Mr Hide si affaccerà alla mia porta nuovamente (nb. sarà la mia unica palla persa/forzatura).

Il pressing a tutto campo e gli uomini migliori negli ultimi minuti mi regalano uno spettacolo che mi mancava:

Ansia.

Com’è possibile che ne desiderassi ancora? Ero lì in panchina ad assistere ad un epilogo che mi porterò dentro sempre.

Il nostro rookie subisce fallo a -2 con 40 secondi circa dalla fine: segna il primo, ed anche il secondo. Io e il capitano eravamo prossimi a baciarci.

Azione in attacco scomposta della squadra avversaria che subisce il cronometro ed il pressing, quindi mi alzo in piedi (forse non sono mai stato seduto) ed accade:

Tiro sotto canestro sbagliato con raddoppio che crea le giuste condizioni per l’errore,

palla recuperata dal nostro centro,

Guardo il cronometro

Non ci saranno passaggi: solo una cavalcata a 5 secondi dalla fine, doppia hesitation a metà campo per disorientare avversari, pubblico e panchine, appoggio a canestro contro guarda avversaria.

Vittoria. Allo scadere. Dopo OT. Con il rookie che segna due liberi quando gli altri ne hanno sbagliati il 50%. Con il lungo che corre come le altre sei guardie.

Sono completamente impazzito.

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Ho avuto una decina di brividi di goduria, orecchie saltate per le urla, ed un numero imprecisato di palpate agli attributi e selfie imbarazzanti negli spogliatoi.

Alla domanda, perché desiderassi questa ansia, questa incertezza e questo trasporto la risposta è semplice: non sai mai gli Dei del basket cosa abbiano deciso, e solo dopo una partita così, per chi non si arrende, trovi l’epilogo sognato da bambino.

Personalmente esistono solo due categorie chi perde e chi non si arrende: il secondo potrà essere sconfitto ma non potrà mai perdere ma solo vincere.

 

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Ingegnere, cinefilo e cinofilo, Drazen è per sempre.

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Una risposta

  1. PeppeAlterio

    Non posso non condividere anche emotivamente fino all’ultima parola raccontata in questo bellissimo “pezzo” di basket.

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