D.J. “CONGO CASH” MBENGA – MAI SCOMMETTERE CONTRO CHI HA SOFFERTO

D.J. “CONGO CASH” MBENGA – MAI SCOMMETTERE CONTRO CHI HA SOFFERTO

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You know, some staff happen in Africa is hard to explain. For you explain you gotta be there… and you gotta see

Con questa frase Mbenga chiude il racconto su suo padre durante l’intervista per NBA-TV. Poteva scegliere una delle 7 lingue che conosce, tra Inglese, Francese, Portoghese, Lingala, Tshiluba, Swahili, o accennarla in Flemish, ma il significato tra le righe sarebbe stato sempre lo stesso: non raccontare altro, per preservare la sua famiglia che ancora vive in Congo. La storia di Didier “D.J.” Ilunga-Mbenga può risultare surreale, tratta da un film. Ma è tutto tremendamente vero.


AFRICA

Partiamo dalle origini.

D.J. nasce nel 1980 in Zaire -attualmente conosciuto come Repubblica democratica del Congo- figlio di un membro del governo del presidente Joseph-Désiré Mobutu. Lui stesso definisce la sua infanzia come “sugar in my mouth”, in pratica un privilegiato se paragonato ai suoi concittadini di Kinshasa.285218254_6bcbbd4a35

Ma la situazione in Africa centrale è molto calda, la guerra tra le due tribù native -Tutsi e Hutu- scoppia ferocemente anche nel suo paese. All’età di 17 anni, il mandato del padre finisce quando le milizie ribelli guidate da Laurent-Désiré Kabila rovesciano il governo di Mobutu. Un volta autoproclamatosi presidente, Kabila impone una violenta azione repressiva per ristabilire l’ordine, dando la caccia a tutti i membri del governo precedente. Il padre di Mbenga viene così incarcerato e di li a breve anche DJ insieme al fratello, accusati (ingiustamente) di far parte delle milizie Tutsi.

Sono tutti condannati a morte.

Incapace di salvare la propria vita, il padre di D.J. riesce però a negoziare per salvare quella dei suoi familiari. Un’altra versione vuole che il fratello corrompe una guardia carceraria per evadere di prigione. Fatto sta che, dopo 9 lunghissimi mesi di carcere, D.J. ed il fratello riescono a scappare. Non il padre, che invece da quel carcere non uscirà mai, ucciso poco tempo dopo.

La situazione in Congo nel frattempo degenera: Kabila arruola militanti Hutu e agita l’opinione pubblica contro i Tutsi. Questa propaganda sfocia in rappresaglie e linciaggi pubblici lungo le vie di Kinshasa. Una condanna pende sulla sua testa dei due ragazzi. Non ci sono molte alternative. Bisogna fuggire.

I try to forget

Commenterà in seguito in una intervista, parlando di questo periodo della sua vita. Non mi risulta difficile capire il perchè.


EUROPA

Il primo aereo che lascia il paese ha come destinazione il Belgio. La salvezza, all’improvviso, assume i colori nero-giallo-rosso. Arrivati sul posto, Mbenga e famiglia chiedono asilo politico e vengo accolti nel centro rifugiati di Kapellen. Qui un ragazzone di 213 cm x 115 kg non può passare inosservato. Infatti viene notato dalla leggenda del basket belga Willy Steveniers (10,000 punti, 3 MVP e 4 volte campione con lo Standard Liegi), che lo vede giocare per strada e gli offre la possibilità di cominciare con la pallacanestro, della quale si innamora follemente.

In 19 anni D.J. ha visto e vissuto di tutto: familiari uccisi, genocidi, un colpo di stato, esilio politico, fuga dal carcere. Ma mai, mai un pallone da basket. In Congo D.J. aveva praticato judo da quando aveva 13 anni, diventando cintura nera, questo ha sviluppato la sua coordinazione. Ed in un corpo del genere, fa tutta la differenza del mondo… purtroppo però lo fa anche la mancanza di fondamentali, soprattutto in attacco, dove D.J. è sicuramente carente.

Ma difensivamente è un muro. Di là non si passa.

Le difficoltà iniziali con il basket giocato sono evidenti: in una delle prime partite in Belgio, abbandona il campo per discutere con il suo allenatore, mentre il gioco era ancora in corso. Ma i progressi sono rapidi. Ed è qui che torna in ballo Steveniers, che lancerà Mbenga negli states, prendendosi giustamente tutti i meriti della scoperta. Salvo poi finire per vie legali su diatribe legate alle percentuali del suo primo contratto Nba, ma questa è un’altra storia.


AMERICA

Mbenga si dichiara eleggibile nel draft 2002, ma non viene selezionato da nessuna squadra. Ma alla fine della terza stagione in Belgio (2004), i Dallas Mavericks bussano alla porta del 23enne D.J., dandogli fiducia con un contratto biennale da 3,4 mln di $.

In texas si fa subito amare, chiaramente per le suo doti da lottatore, in particolare quando si fa squalificare per 6 partite per essere andato sugli spalti a “fermare” (menare) un tifoso che stava molestando la moglie del coach Avery Johnson. A sorpresa la sua maglia è una delle più vendute in assoluto.

Play defense, block shots, rebound, take charges, run. That’s what I like to do.

Alla fine del contratto con i Mavs, e dopo una breve esperienza con i Golden State Warriors, approderà ai Lakers.dj-mbenga In california raggiunge l’apice della sua carriera, conquistando due anelli, come 3° lungo in rotazione dietro Pau Gasol e Bynum. Poco importa se le sue medie erano 2,3 punti e 1,6 rimbalzi a partita. Ha vinto due titoli, e se pensiamo che 8 anni prima non sapeva tenere una palla.in mano, beh… questo merita rispetto.

Ai Lakers stringe rapporti con praticamente tutti i compagni di squadra,in particolare con Kobe Bryant, che inventa il suo soprannome: “CONGO CASH”. Nato spontaneamente durante gli allenamenti, dopo che su ogni scarico di Kobe D.J. la tira, e la mette. Sempre.

Chiedetelo a Jordan Farmar e Adam Morrison, battuti in una gara di tiro da 3 punti (si avete capito bene, da 3 punti) da Congo Cash e Brian Shaw (assistant coach dei Lakers all’epoca), il quale avrà urlato il soprannome di DJ almeno un migliaio di volte.

That’s what I do, man. That’s what I do. If you leave me open, I’ll knock it down.


Mbenga dietro al suo lato apparentemente serio nasconde una personalità gioiosa ed entusiasta della vita. Insegna danze africane a Bryant e Fisher oltre a fare lezioni di moda a tutti i compagni dei Lakers. 4fe453e41861333a16000e4fDJ è un raro esempio di “persona che ce l’ha fatta” nonostante tutte le avversità, ma che non dimentica le proprie origini. Sogna di costruire una scuola e dare istruzione ai bambini del suo paese, intanto assiste a distanza oltre 60 ragazzini che vivono in Congo.

DJ non dimentica nemmeno chi ha fatto qualcosa per lui: Kobe lo ha aiutato a vincere uno, anzi, due anelli… per questo ha intenzione di ricambiare con un gesto indimenticabile: costruire un campo da basket dedicato a Kobe Bryant a Kinshasa, dove i ragazzini lo amano, lo seguono, lo imitano, lo venerano. Darà loro una speranza una possibilità di salvarli dalla strade, dalla criminalità, dalla droga… giocando sul “Kobe Bryant Court”.

Il tutto sarà fatto tramite la fondazione creata da Mbenga, che però non porta il suo nome per evitare ripercussioni sui suoi familiari presenti ancora in Congo. Il suo obiettivo è riempire Kinshasa con parchi giochi e scuole per bambini, a prescindere se il suo nome sia o meno davanti al centro, dimostrando che il muscolo più grande in quel corpaccione probabilmente è il suo cuore.

Una storia di ispirazione come poche.

‘Every day isn’t Sunday.’ Every day has a reality you have to deal with.

Quando perdi tutto quello che avevi, nulla sarà dato più per scontato…

 

P.S.:

Offtopic – Per approfondire sulla guerra in Congo degli anni ’90 clicca qui.

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Ingegnere

Ingegnere, emigrato, fondatore, giocatore. Ha imparato prima a stoppare che ad usare i congiuntivi a scuola.

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